| Itinerari |
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There are no translations available. Il dottor Eustachio Verricelli, cronista inedito dei più antichi (1595), così descrive la Matera dei suoi tempi: «Sta situata questa Città su un poggetto alquanto alto respetto alle altissime ripe dalle quali è circondata… posta parte sopra dura pietra e parte sopra molle atta a cavarsi e fabbricare e a rispetto delle colline e murge petrose, che la circondano, appare essere situata a luogo basso, perché da lungi non si può vedere se non sei vicino a tiro d’archibuso... Tiene la forma di uccel senza coda, di cui la città admurata è il corpo, la piazza et magazzini mezzo murai è il collo e la testa, due burghi che vi sono uno … verso Bari detto Sasso Barisano, l’altro a sua sinistra verso Montescaglioso detto Sasso Caveoso, sono l’ale». Infatti l’antica città era adagiata e, diremo anche noi, appollaiata sul dorso e sui fianchi d’uno sperone roccioso che raggiunse per lungo tratto il lato destro della gravina. Da noi e nelle Puglie si dà questo nome a quei burroni larghi ed assai profondi, che solcano le murge petrose, di cui non sono che immense grondaie e non rappresentano che lievi screpolature della corteccia terrestre. Chi, lasciato alle spalle le case della nostra Civita (che sono, ahimè, ancora grotte!), si spinge fino al ripido ciglione della gravina e ne guarda dirimpetto l’altra sponda, scorge sull’alto, sia alla Murgia Grande (Timone), sia alla Murgecchia, numerose grotte dirupate e deserte, e sente spontaneo il desiderio di sapere di che natura siano quelle rocce e chi abbia fatto quelle tante escavazioni? Alla prima domanda può oggi rispondersi in due parole: le pareti stratificate della gravina sono fatte di calcare compatto del periodo cretaceo e sono di origine marina. Al di sopra del cretaceo è qui depositata, di tratto in tratto, una roccia più tenera e facile da cavarsi, che è il tufo, oggi ritenuto pliocenico e che rammenta anche esso il fondo di un secondo mare. Al tufo suc-cdono, per ordine di tempo, le argille quater-narie, le sabbie e l’humus odierno. Quando e da chi furon cavate queste grotte e le tante altre, che s’incontrano aggruppate sui fianchi della gravina? Parecchie di esse furono chiesette con architettura ed immagini bizantine, altre diventarono laure, specie di cenobii primitivi, ed erano luoghi di solitudine, di dure penitenze e di preghiera. Ciò che fece pensare a taluno che le nostre grotte fossero di origine medievale, cioè dovessero rimontare all’epoca dello stabilirsi fra noi dei monaci basiliani, Questo potrebbe esser vero per talune delle grotte nostre e forse per qualche gruppo di esse. Conviene però risalire ad epoche di gran lunga più antiche per rintracciare i primitivi scavatori di quegli abituri. Basta dire che dentro le grotte della Murgecchia ho trovato sepolcri con vasi che debbono rimontare ad alcuni secoli prima di Cristo, che in molte altre grotte rinvenni avanzi preistorici e che quella dei Pipistrelli mi fornì larghissima messe di oggetti di pietra e di osso dell’epoca neolitica. È dunque da pensare che in tempi remotissimi, qui sui fianchi della gravina, che l’uomo abbia trovato ricovero in grotte naturali e che altre ne abbia scavato con le sue mani in quello strato (talora di più metri di spessore) di puddinga a ciottoli calcarei facili da disgre-garsi; e che infine abbia scavato vere grotte nel tufo fin da quando non poteva servirsi che di soli arnesi di pietra. Questa sarebbe la più probabile origine delle tante grotte del materano. (1) Gli itinerari proposti conducono il turista in un territorio unico: la murgia, territorio a cavallo tra la Basilicata e la Puglia, dove le testimonianze dell'uomo si spingono fino al Paleolitico. A prescindere che si preferisca una passeggiata turistica o una camminata escursionistica, si trascorre il tempo ad osservare come l'uomo abbia sfruttato la presenza delle innumerevoli cavità naturali e dell'acqua delle gravine per realizzare abitazioni, chiese e masserie. (1) Domenico Ridola , Le Origini di Matera - 1906 |







